Songkran: Tradizioni e origini del Capodanno thailandese

statuetta del buddha che viene purificata con l'acqua durante il Songkran, il Capodanno thailandese

Chi capita in Thailandia durante il mese di aprile può avere la fortuna di partecipare al Songkran, il Capodanno thailandese. Il Songkran (movimento del sole all’interno dello zodiaco) viene infatti celebrato dal 13 al 15 aprile, date in cui il sole si sposta dal segno dei pesci a quello dell’ariete, e ha inizio l’anno buddista.

Chiamato anche Capodanno buddista, prevede l’abluzione purificatrice con l’intenzione di allontanare la cattiva sorte. A dispetto del nome, non lo si festeggia solo in Thailandia. Il Songkran va in scena anche in Myanmar, Sri Lanka, Cambogia e in Cina sud-occidentale. Paesi, questi, accomunati dalla stessa religione.

LA TRADIZIONE RELIGIOSA DEL SONGKRAN

Il Songkran è principalmente una festa religiosa e, in quanto tale, prevede riti ben precisi che vengono ripetuti ogni anno.

La tradizione religiosa vuole che, alla vigilia del Capodanno thailandese, tutti i cittadini si dedichino ad una scrupolosa pulizia della propria abitazione.

Il primo giorno, ha inizio la processione presso il wat (tempio buddista), dove i monaci ricevono in dono frutta, riso e dolci. Il secondo giorno del Songkran ha inizio la vera e propria cerimonia purificatrice del buddha, che consiste nel bagnare con dell’acqua tutte le statue della divinità presenti nel tempio.

Tuttavia la celebrazione del Capodanno buddista in Thailandia prevede anche rituali più festosi, onorati da tutti i cittadini attraverso il lancio dell’acqua sui dei passanti come atto purificatore. Si tratta di vere e proprie docce, eseguite con ogni mezzo possibile come bicchieri, secchi, canne dell’acqua e addirittura elefanti. Un rituale che potrebbe risultare anche piacevole, considerando i 30/35 gradi che ad aprile ci sono nel Paese.

L’ORIGINE DEL CAPODANNO THAILANDESE

La leggenda narra la storia di un giovane molto intelligente, con la capacità di comprendere il linguaggio degli uccelli. Le doti di questo giovane suscitarono parecchia invidia nel dio Kabil Maha Phrom, che decise di scendere sulla Terra per sfidarlo con tre indovinelli da risolvere in sette giorni. La posta in palio era la testa del perdente.

Vista la difficoltà degli indovinelli, il giovane decise di evitare la figuraccia fuggendo per togliersi la vita. Durante la fuga si fermò a riposare sotto un albero, dove riuscì ad ascoltare un’aquila che consolava i suoi piccoli affamati promettendo come cibo il corpo del malcapitato, morto dopo aver perso la sfida. Nel raccontare la storia degli indovinelli ai propri cuccioli, l’aquila si fece sfuggire le risposte. Il giovane le ascoltò e le scoprì, e tornò dal dio per sfidarlo e batterlo.

Kabil Maha Phrom fu costretto a privarsi della propria testa, che però rappresentava un grosso pericolo. Se avesse toccato la Terra avrebbe provocato un enorme esplosione, mentre se fosse stata gettata in mare l’avrebbe completamente prosciugato in seguito ad un’enorme ondata di calore. Per questi motivi la testa del dio venne depositata in una caverna sita nel paradiso delle divinità.

Dopo quella volta, ogni anno a turno, una delle sette figlie di Kabil Maha Phrom porta la testa del padre in processione, girando proprio come il sole intorno al monte Meru, dimora mitologica delle divinità buddiste. Una leggenda, questa, che aggiunge fascino ad una festività già di per sé affascinante.

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